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Lettera aperta al Presidente Napolitano, al Presidente Letta e al Ministro Carrozza

15 Ott

 

Gent.mo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,

Gent.mo Presidente del Consiglio Enrico Letta,

Gent.mo Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza,

 

 

sono profondamente indignato e Vi scrivo per porre alla Vostra attenzione una situazione, secondo me, di profonda gravità.

 

 

 

Mi chiamo Antonio Lo Mastro e lo scorso 9 settembre ero tra i banchi a svolgere il test per l’ammissione ai corsi di laurea in medicina e chirurgia.  Il bando di concorso parlava chiaro e io ero tra quelli che avevano diritto al cosiddetto “bonus maturità”. Tutto il mio test è stato svolto tenendo presente di quei punti. Mi sono fatto condizionare a tal punto da modificare la mia strategia di risposta. Da preferire il bianco all’incertezza: ad alcune domande, sulle quali ero indeciso, ho evitato di rispondere.  Quando esco dall’aula apprendo, invece, la notizia del DL che aboliva il bonus già da quest’anno.

 

 

 

Un’assurdità. Se il bonus “creava delle disparità nell’ingresso all’università” andava modificato o eliminato prima dello svolgimento delle prove. Era giusto così. Giustissimo. I ragazzi avrebbero avuto, così, tutto il tempo di leggere il nuovo bando e di organizzarsi a gestire la prova come meglio credevano. Avevano il tempo di riflettere. Avevano il tempo di decidere. Perché voi lo avete modificato introducendo i percentili e non lo avete eliminato del tutto? È giusto eliminare il bonus a concorso già svolto, come nel caso di veterinaria, o mentre il concorso si sta svolgendo, come nel caso di medicina? Vi siete chiesti se il vostro decreto poteva danneggiare qualcuno? Vi siete chiesti se il vostro decreto poteva modificare, in negativo, lo svolgimento delle prove di molti ragazzi? Vi siete chiesti se è scorretto e immorale cambiare le regole del gioco mentre il gioco si sta svolgendo?

 

 

 

Ho fatto sempre della legalità un valore. Ho fatto sempre del rispetto delle regole uno stile di comportamento. Invece il Governo mi ha deluso sotto questo punto di vista. Mi ha tradito. Lo dico convintamente. Lo dico perché lo penso. Lo dico perché me l’avete dimostrato. Lo dico perché io, per una sola domanda, sono rimasto fuori graduatoria, anche senza bonus. Lo dico perché, se solo avessi saputo prima che non avrei potuto beneficiare dei punti bonus, avrei comunque risposto alle domande alle quali ero indeciso, cambiando così completamente l’esito della mia prova.

 

 

 

Allo stesso tempo, credo però, che Voi possiate farmi ricredere su ciò che penso. Possiate dimostrare a me, e a tanti ragazzi che si trovano nella mia stessa condizione, che ci sbagliamo. Credo quindi che, prima che iniziano i corsi per questo anno accademico, possiate porre rimedio a questa vicenda, trovando una soluzione, come ad esempio, creare una “graduatoria incrociata”, ammettendo in sovrannumero tutti quelli che con il bonus hanno totalizzato un punteggio utile all’ingresso, senza nulla togliere a chi, con le nuove regole, ha comunque ottenuto il suo posto in facoltà. Solo così si può risanare l’ingiustizia fatta.

 

 

 

 

 

Confido nella Vostra attenzione.

 

Cordiali saluti.

 

Antonio Lo Mastro

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8 marzo tutti i giorni, stop alla violenza sulle donne.

8 Mar

Otto marzo, Amnesty International: “Necessario agire per fermare la violenza sulle donne in Italia”. L’organizzazione per i diritti umani promuove anche un appello per le donne egiziane.

 

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, Amnesty International Italia ha nuovamente ribadito l’urgenza di fermare gli alti livelli di violenza domestica e le crescenti uccisioni di donne in quanto donne, da parte di uomini, che caratterizzano l’Italia.

“La situazione è allarmante, come ricordato nel rapporto sull’Italia, pubblicato nel 2012, dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne” – ha dichiarato Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia. “In Italia la violenza domestica sta sfociando in un crescente numero di uccisioni di donne per violenza misogina”.

Negli ultimi 10 anni, ha ricordato Amnesty International Italia, il numero di omicidi da uomo su uomo è diminuito, mentre è aumentato il numero di donne uccise per mano di un uomo: oltre 100 ogni anno. In circa la metà dei casi il colpevole è un partner o ex partner e solo in circostanze rare si tratta di una persona sconosciuta alla donna. Per di più, in oltre il 90 per cento dei casi, la violenza domestica non viene denunciata alla polizia, così come lo stupro, e resta dunque la maggior parte delle volte completamente invisibile.

“Per contrastare adeguatamente queste violazioni dei diritti umani, le istituzioni italiane devono ratificare al più presto la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2011 sulla violenza contro le donne e devono mettere in campo un impegno serio e determinato per dare attuazione alle raccomandazioni del rapporto della Relatrice speciale. Tra le richieste, ricordiamo quella di adottare una legge specifica sulla parità di genere e sulla violenza contro le donne””- ha affermato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia.

Amnesty International Italia ritiene che la società nel suo complesso e in particolare gli organi d’informazione dovrebbero essere sensibilizzati sulla violenza contro le donne, anche al fine di una rappresentazione non stereotipata delle donne e degli uomini nei media. I centri di accoglienza per donne vittime di violenza andrebbero mantenuti e aumentati, assieme alla garanzia di un adeguato coordinamento tra la magistratura, la polizia e gli operatori sociosanitari che si occupano della violenza contro le donne.

Sempre in occasione dell’8 marzo, Amnesty International Italia ha pubblicato un documento sulla violenza sessuale contro le donne in Egitto e rilanciato un appello mondiale in favore delle donne egiziane.

Negli ultimi mesi, piazza Tahrir, il luogo simbolo delle rivolte egiziane, è stata teatro di gravi episodi di violenza contro le donne, inclusi stupri. Le aggressioni sessuali contro le attiviste egiziane hanno raggiunto il culmine il 25 gennaio, durante le manifestazioni per il secondo anniversario della rivoluzione che portò alla caduta del presidente Hosni Mubarak.

Gli attacchi sono avvenuti sempre nello stesso modo: uomini in gruppo circondano donne sole o le separano dagli altri. Nascoste al centro della cerchia, le donne vengono strattonate, ferite con coltelli soprattutto nelle parti intime, palpeggiate e denudate in attacchi che durano anche un’ora. Vengono anche stuprate.

Le violenze sessuali e le molestie nei confronti delle donne hanno lo scopo di scoraggiarle, allontanarle dalle piazze dove si pretende un cambiamento, sottrarle al ruolo importante che hanno avuto nella lotta per la giustizia e la libertà in Egitto.

Il presidente Mohamed Morsi, al momento del suo insediamento, aveva promesso che sarebbe stato il presidente di tutti gli egiziani. Ma la violenza contro le donne non si è fermata. Rimane l’impunità e la nuova Costituzione di dicembre non proibisce espressamente la discriminazione per motivi di genere, rafforzando in questo modo pratiche e abitudini discriminatorie.
L’appello di Amnesty International chiede al presidente Morsi di sostenere i diritti delle donne, adottare tutte le misure necessarie e non discriminatorie per combattere la violenza sessuale e di genere; adeguare le leggi egiziane agli standard internazionali e mettere urgentemente in atto adeguate strategie di monitoraggio per combattere la violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza sessuale e i maltrattamenti.

Fonte: http:www.amnesty.it

Da iscritto ad Amnesty International, volevo condividere sul blog un comunicato rilasciato oggi sul loro sito.

Ricostruiamo Città della Scienza.

5 Mar

Città della Scienza distrutta da un incendio. Così, il primo museo scientifico interattivo di seconda generazione realizzato in Italia è andato letteralmente in fiamme.

Un simbolo di progresso e di modernità. L’area di 10-12 mila metri quadrati che in 17 anni di attività è stata una “voce instancabile” per la diffusione della cultura e della scienza. L’area che riusciva ad intrattenere 350 mila visitatori l’anno, tra studenti e professori, bambini e genitori. L’area sede di conferenze e manifestazioni. “Futuro Remoto”, il principio ispiratore di Città della Scienza stessa, era giunta a 26 edizioni gestite dalla Fondazione Idis e presiedute Silvestrini.

Avremmo dovuto esserci anche noi di Emergency. In occasione del 1 maggio ci era stato concesso uno spazio gazebo per mostrare tracce e diffondere la cultura della pace.

“Città della scienza prende fuoco. Sembra che a Napoli nulla sia destinato a sopravvivere”. commenta la notizia Roberto Saviano sulla sua pagina Facebook. Ma rilancia: “Le fiamme a Città della scienza sono una ferita terribile. È fondamentale che da quella cenere si possano impastare nuove energie. Che queste ore di dolore possano mutarsi in ore di volontà per cambiare il destino della mia terra”.

Proprio così. Dobbiamo ricostruire. Dobbiamo far in modo che “Città della Scienza” torni a rivivere. Perché soltanto attraverso la cultura e il progresso della scienza si riesce a progredire.

Per contribuire, come si legge dalla fanpage dell’area scientifica di Bagnoli, è disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale Ricostruire Città della Scienza.

Io aderisco: senza corruzione riparte il futuro, l’appello di Don Luigi Ciotti

13 Feb

“Firmiamo per non essere cittadini a intermittenza che rispondono soltanto in momenti di grande emotività . Dobbiamo metterci in gioco noi e chiedere di mettersi in gioco a chi si è candidato per creare insieme un nuovo patto. La lotta alla corruzione – e non solo alla corruzione – ha bisogno di graffiare le coscienze degli uni e degli altri in modo chiaro, pulito e trasparente. È un atto di democrazia”.

“Questa petizione è fatta per coltivare il futuro”.

Don Luigi Ciotti

“La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi in Europa vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali” – si legge dal sito: www.riparteilfuturo.it

Continua: “Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.

Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature”.

  • Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”.
  • Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti.
  • Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato.
  • Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale.
  • Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari.

La petizione può essere firmata da chiunque, non solo dai candidati. Si legge sul sito infatti: “Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste. Firma adesso per un futuro senza corruzione”.

Per firmare basterà cliccare sul link: www.riparteilfuturo.it e lasciare i dati.

Tra i candidati trasparenti spiccano i nomi di Pierluigi Bersani (http://www.riparteilfuturo.it/politici/pier-luigi-bersani/), Nichi Vendola (http://www.riparteilfuturo.it/politici/nichi-vendola/) e Antonio Ingroia (http://www.riparteilfuturo.it/politici/antonio-ingroia/).

La lista è comunque consultabile su: http://www.riparteilfuturo.it/braccialetti-bianchi/.

La lettera che Piergiorgio Welby scrisse al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

10 Feb

dal sito: www.lucacoscioni.it

Caro Presidente,

scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.

L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.
Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby

(24 febbraio 2009)

Ddl Aprea, tutto quello che c’è da sapere e il motivo delle proteste di studenti e insegnanti.

29 Nov

C’era un rivoluzionario, Ernesto Che Guevara, al quale va tutto il mio endorsement, che diceva: “Un popolo ignorante è un popolo facile da ingannare”.

Chissà perché, in uno Stato, come l’Italia, che spende complessivamente 23 miliardi di euro l’anno per le spese militari, 18 solo per l’acquisto di 131 caccia bombardieri F-35, l’unico settore che sta “sopportando” la cristi è la Scuola.

Ad “uccidere” la scuola pubblica ci aveva ben pensato Berlusconi che con la legge 133/2008, ha tagliato al nostro sistema scolastico più di 8 miliardi di euro. Circa 150.000 lavoratori sono andati a casa; effetti catastrofici come conseguenze che a pagarle sono stati soprattutto gli studenti.

Sempre dal governo Berlusconi il 3 luglio 2008 viene presentata una proposta di legge, ma subito bocciata da professori e studenti unanime. Allora come oggi furono importati le manifestazioni di protesta e la coesione studenti-insegnanti culminata nel Movimento dell’Onda dell’ottobre 2008.

Il provvedimento fu presentato dall’on Valentina Aprea, sedente tra le file del PDL, e oggi pensando di poter approfittare dell’enorme maggioranza data dai partiti al governo Monti, il decreto si appresta a diventare legge.

Ma perché gli studenti sono così irati da questo ddl? Cosa li preocupa? Cosa li spinge a manifestare e ad esprimere il loro dissenso?

Prima di tutto il ddl prevede quello che viene definito “autonomia statuaria”. Gli statuti regoleranno “l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica”, il che significa che la partecipazione degli studenti alle decisioni scolastiche verrà ridotta. Perfino il diritto di assemblea degli studenti sarà deciso da ciascuna autonomia scolastica.

Un diritto degli studenti, una conquista importate, vitale per la democrazia, ottenuta grazie ad anni di lotte, viene così CANCELLATA.

Seconda cosa il consiglio di istituto verrà abolito. A prendere il suo posto sarà il nuovo Consiglio dell’autonomia scolastica. Il consiglio ha potere decisionale, però a differenza del vecchio consiglio d’istituto può essere integrato dalla presenza di membri esterni, che possono intervenire in materia di gestione in modo significativo. Le scuole “possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni no profit, consorzi e associazioni di scuole autonome”. Le scuole possono ora ricevere soldi da fondazioni. In questo modo un privato che investe in una scuola può acquisire un potere decisionale. Una cosa gravissima.

Molti istituti in ogni parte della penisola sono stati occupati. Contro questo ddl sono scesi in piazza studenti e docenti, trovandosi dalla stessa parte, formando una forza coesa, difendendo la scuola pubblica e facendo in modo che la cultura non diventasse una merce.

Antonio Lo Mastro

Alle parole ho associato i fatti. Dalla nuova ristampa una parte dei diritti sarà devoluta ad Emergency.

25 Giu

Nulla è impossibile. E’ così che giorno dopo giorno ho portato avanti il mio obiettivo, seminando quei semi che poi mi hanno fatto raccogliere “Fatti Nostri”. Una vera e propria lotta contro il tempo. Uno svago e uno stress. Un divertimento e una preoccupazione. Un passatempo e un lavoro.

Raccogli gli articoli, scrivine nuovi esclusivi, impagina, crea una copertina. Fin qui tutto normale. Trova una casa editrice che ti pubblica, chiedendo costi di pubblicazione e di stampa modesti ed accettabili. Un dilemma. Poi la trovi e iniziano i primi contatti, i primi accordi. Arrivano le prime bozze sia di testo che di copertina. Chiamate, messaggi ed e-mail. Un centralino, tra me, l’editore e lo staff. I giorni passano così velocemente che il corriere ti consegna i primi libri. E’ questa la breve vicenda. E’ così che Fatti Nostri è andato a ruba e subito si è passati ad organizzare una nuova ristampa.

“Da sempre porto avanti la mia campagna contro ogni guerra. Sono iscritto e collaboro con Emergency.”. Scrissi così nella breve biografia che ho lasciato nel libro.

Recuperati i costi di pubblicazione, ho deciso, però, di associare alle mie parole i fatti. Dopo aver preso l’accordo con l’editore, ho presentato all’associazione di Gino Strada il mio progetto e la mia intenzione di devolvere una parte a loro.

Ho ufficializzato il tutto. Una parte dei diritti sarà così devoluto.

A.L.M.