Tag Archives: Emergency

Buon compleanno Emergency. In 19 anni curate oltre 5 milioni di persone.

15 Mag

emergencyGino Strada. Un nome. Un medico. Un cardiochirurgo. Un chirurgo di guerra. Un operatore umanitario. Un attivista. Un pacifista. Un tifoso dell’Inter. Un esempio.

Disarmante la sua semplicità. Eccezionale il suo senso di sanità. Incomparabile la sua bravura. Smisurato il suo impegno nel sociale.

Era il 15 maggio 1994 quando Gino Strada e la moglie Teresa Sarti fondarono Emergency. In 19 anni di attività hanno curato oltre 5 milioni di persone in 16 Paesi. Hanno dato assistenza a vittime della guerra e della povertà, bambini, donne e uomini. A tutti quelli che ne avevano bisogno.

Si legge dalla fanpage ufficiale: “Un lavoro reso possibile dal sostegno vostro e di migliaia di persone. Ci piacerebbe, un giorno, non essere più necessari; ma finché ci sarà bisogno, noi ci saremo”.

Proprio così. Buon compleanno EMERGENCY.

 

Annunci

Gino Strada: a Ponticelli, est di Napoli, un poliambulatorio di Emergency

7 Mag

164988_10151567193171357_1653438923_nManca poco. Il tempo necessario per superare i vincoli burocratici e ottenere le autorizzazioni e a Ponticelli, est di Napoli, Emergency potrà far arrivare la propria esperienza con un poliambulatorio. Altre iniziative del genere sono state già avviate in Italia a Palermo, Marghera, Castel Volturno e Polistena. Il fondatore Gino Strada ha incontrato il direttore generale della Asl Napoli 1, Ernesto Esposito, e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Una riunione che è servita per capire a che punto è arrivato il progetto che Asl ed Emergency sottoporranno alla Regione Campania e al Comune di Napoli.

Il polimabulatorio sarà allestito nel parco De Filippo, riaperto qualche tempo fa dopo essere stato vandalizzato. “La volontà da parte delle istituzioni c’è – ha commentato Strada – spero che la procedura abbia tempi rapidi perchè la gente di Ponticelli ha bisogno anche di questa struttura”. Il poliambulatorio, infatti, non sarà destinato solo agli stranieri temporaneamente residenti, ma anche agli utenti di Barra-Ponticelli, che, secondo i dati, sono circa 100mila. “Il poliambulatorio ha una valenza sociale – ha aggiunto Strada – Ponticelli non è certo uno dei quartieri più facili della città. Seguiamo questo percorso e andiamo di corsa per dare risposte”.

A breve, ha fatto sapere de Magistris, “sarà firmato un atto tra Regione, Comune, Asl ed Emergency, attraverso il quale assegneremo questo bene, il parco De Filippo, di circa 700metri quadri”.

Per il sindaco, la collaborazione per la nascita del poliambulatorio è “una risposta significativa per la gente del quartiere”. A Ponticelli il primo passo sarà partire con una struttura mobile, nell’attesa che siano avviati i lavori per l’immobile che ospiterà poi il poliambulatorio. Asl Napoli 1 ed Emergency hanno messo a punto un progetto che sarà presentato alla Regione Campania e al Comune di Napoli. “Una forma di collaborazione che permette risparmio di risorse e miglioramento dei servizi erogati – ha concluso Esposito – Con il progetto apriamo l’Asl a nuove forme di collaborazione, nell’interesse di chi si rivolge al servizio sanitario. L’obiettivo è diventare un modello replicabile anche in altre Asl”.

Fonte: napoli.repubblica.it

Articolo tratto da: napoli.repubblica.it

Il progetto di Gino Strada per la sanità italiana.

5 Mag

aem-03-gino-strada“La sanità italiana era una delle migliori del mondo fino ad un paio di decenni fa. Anche fino a dieci anni fa continuava a reggere. Però era già in calo e alla fine è stato un calo progressivo. Oggi la sanità italiana è in crisi profonda.

Perché? Perché si è cominciato a trasformare gli ospedali, che devono essere luoghi ospitali, in aziende. Perché l’interesse non è più la salute della persona o la salute  della collettività, ma il fatturato.

Si è cominciato ad introdurre il rimborso a prestazione. Per chiunque lo faccia, che sia un ospedale così detto pubblico. Perché non esistono più. Perché gli ospedali pubblici oggi funzionano esattamente come gli ospedali privati convenzionati. Cioè rimborso a prestazione. Tot prestazioni fai, tot ti rimborso. Questo è socialmente pazzesco. Perché vuol dire incitare i medici alla delinquenza. Perché allora l’interesse del medico o della struttura non diventa la salute della persona, ma diventa quante prestazioni fai. Allora l’interesse è che la gente stia male. Così si possono fare più prestazioni. Anziché che la gente stia bene.

L’ideale per un pompiere è di non far niente tutto il giorno, perchè così vuol dire che non ci sono stati incendi.

Hanno introdotto i rimborsi a prestazione. Hanno introdotto i ticket. Hanno anche lì cancellato la costituzione.

I soldi? Molto semplice. Lo spiego subito. La sanità italiana costa 115 miliardi di euro l’anno. 30 miliardi, di questi 115, vanno in profitto. Cioè nelle tasche di investitori privati o in sprechi, maneggi e ruberie delle strutture così dette pubbliche. 30 miliardi all’anno è una manovra finanziaria. Con 30 miliardi all’anno si potrebbe investire in ricerca, strutture, in stipendi per i nostri infermieri, per esempio, che lavorano con grande passione e nella maggior parte dei casi guadagnano stipendi da fame. Si potrebbero investire. I soldi sono lì. Basta non rubarli. Basta non prenderli.

La sanità che ha dentro il profitto è una cosa che ci danneggia tutti. Perché prima o poi tutti quanti avremmo bisogni di cure mediche.

Io non farei nessuna nuova convenzione tra pubblico privato. E a scadenza non rinnoverei nessuna delle convenzioni esistenti. Il privato vuole fare il privato. Lo faccia. Ma con i soldi suoi. Perché il privato deve fare il privato con i soldi del pubblico”.

GINO STRADA

Taranto, Gino Strada pronto a gestire un nuovo ospedale modello Emergency

5 Mag

aem-03-gino-stradaIl suo nome era stato fatto anche come ministro della Sanità. E lui in tv aveva anche accennato a un possibile programma: abolire la sanità privata. “Sarei ministro solo della sanità pubblica”, aveva sottolineato ospite da Santoro. Ma Gino strada, fondatore di Emergency, accoglie ora con favore la proposta che gli è stata avanzata dal comitato ‘Taranto Futura’ di gestire il nuovo ospedale ‘San Cataldo’ di Taranto, il cui progetto è stato approvato dalla Regione Puglia. Un progetto nato sotto la mala stella del San Raffaele, ma che dopo aver tagliato i legami con la fondazione milanese di don Verzé andrebbe a rappresentare un centro di eccelenza per un territorio martoriato dai veleni dell’Ilva.

L’annuncio arriva da Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino. Il Comitato ‘Taranto futura’, che chiede di costruire l’ospedale nella zona ‘Taranto 2’ per realizzare la Cittadella della sanità, presenterà ora la proposta al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Strada, che aveva già manifestato la volontà di aprire anche in Italia strutture sanitarie con le caratteristiche degli ospedali ‘Emergency’, ha risposto a ‘Taranto Futura’ con una lettera arrivata qualche giorno fa.

Quella di gestire il nuovo ospedale di Taranto, Strada la considera una possibilità “nella quale crediamo e che potrebbe divenire realtà in un prossimo futuro”. “Sarebbe – scrive il presidente di Emergency – innanzitutto un ospedale dei cittadini, dei pazienti, di chiunque abbia bisogno di cure, dove potremmo dimostrare di saper curare anche la malattia che ha colpito la nostra sanità: il profitto”.

Fonte: bari.repubblica.it

Articolo tratto da: bari.repubblica.it

Gino Strada: “Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità”

28 Apr

aem-03-gino-strada“Io mi ostino a voler fare il mio lavoro, medico e chirurgo. Mi occupo giornalmente di sanità e medicina. Se qualcuno venisse a propormi di fare il ministro della Sanità, risponderei che il mio programma è molto semplice: faccio una sanità d’eccellenza, spendendo la metà di quello che si spende oggi, eliminando il conflitto di interesse introdotto nella mia professione dalla casta politica: il pagamento a prestazione. Il nostro sistema sanitario era uno dei migliori al mondo, la casta, con la complicità dei medici, lo ha rovinato. L’interesse del medico è che la gente stia male, per fare più prestazioni. Ma nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Io eliminerei tutto questo. Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità”.

(Gino Strada)

Fonte: repubblica.it

Ricostruiamo Città della Scienza.

5 Mar

Città della Scienza distrutta da un incendio. Così, il primo museo scientifico interattivo di seconda generazione realizzato in Italia è andato letteralmente in fiamme.

Un simbolo di progresso e di modernità. L’area di 10-12 mila metri quadrati che in 17 anni di attività è stata una “voce instancabile” per la diffusione della cultura e della scienza. L’area che riusciva ad intrattenere 350 mila visitatori l’anno, tra studenti e professori, bambini e genitori. L’area sede di conferenze e manifestazioni. “Futuro Remoto”, il principio ispiratore di Città della Scienza stessa, era giunta a 26 edizioni gestite dalla Fondazione Idis e presiedute Silvestrini.

Avremmo dovuto esserci anche noi di Emergency. In occasione del 1 maggio ci era stato concesso uno spazio gazebo per mostrare tracce e diffondere la cultura della pace.

“Città della scienza prende fuoco. Sembra che a Napoli nulla sia destinato a sopravvivere”. commenta la notizia Roberto Saviano sulla sua pagina Facebook. Ma rilancia: “Le fiamme a Città della scienza sono una ferita terribile. È fondamentale che da quella cenere si possano impastare nuove energie. Che queste ore di dolore possano mutarsi in ore di volontà per cambiare il destino della mia terra”.

Proprio così. Dobbiamo ricostruire. Dobbiamo far in modo che “Città della Scienza” torni a rivivere. Perché soltanto attraverso la cultura e il progresso della scienza si riesce a progredire.

Per contribuire, come si legge dalla fanpage dell’area scientifica di Bagnoli, è disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale Ricostruire Città della Scienza.

Il concetto di Pace capovolto dal comitato di Oslo e il premio Nobel all’UE.

14 Ott

Il premio Nobel per la Pace 2012 è stato assegnato. A vincerlo l’Europa, che, a quanto detto dal comitato di Oslo, si è impegnata “per aver contribuito alla riconciliazione e alla difesa dei diritti umani e della democrazia negli ultimi 60 anni”.

Ma non è la stessa Europa che nel corso degli anni ha alimentato diversi conflitti? Ma non è la stessa Europa che ha finanziato le guerre in Afghanistan e in Iraq? Ma non è la stessa Europa che ha gestito la guerra in Libia? Ma non è la stessa Europa che ha favorito le guerre della finanza in Grecia e in Spagna?

Si, è la stessa. Ed è pure evidente. Ma assegnare così il premio significa capovolgere il concetto di pace. Su un numero vecchio de il Mensile, periodico di Emergency, Cecilia Strada scriveva in prima pagina: “La pace necessariamente «ripudia» la guerra, ma non consiste esclusivamente in questo ripudio. Ha senso compiuto in sé stessa. È pace promuovere ed esigere giustizia e uguaglianza. È pace riconoscere a tutti gli esseri umani l’accesso ai beni che rendono possibile l’esistenza. Rispettare e non violentare l’ambiente nel quale tutti viviamo e altri vivranno dopo di noi. Accettare e apprezzare le diversità è pace. È pace superare il concetto di «straniero»”. Buona parte di quello che all’Europa odierna manca.

Ma a proposito di concetti, tempo fa, Gino Strada raccontava una favola per spiegare ai bambini il significato di parole come “diritti”, “pace”, “uguaglianza”. Vorrei condividerla con voi. Buona lettura.

“C’era una volta un pianeta chiamato Terra. Si chiamava Terra anche se, a dire il ero, c’era più acqua che terra su quel pianeta. 

Gli abitanti della Terra, infatti, usavano le parole in modo un po’ bislacco.Prendete le automobili, per esempio. Quel coso rotondo che si usa per guidare, loro lo chiamavano “volante”, anche se le macchine non volano affatto! Non sarebbe più logico chiamarlo “guidante”, oppure “girante” , visto che serve per girare?

Anche sulle cose importanti si faceva spesso molta confusione. Si parlava spesso di “diritti”: il diritto all’istruzione per esempio significava che tutti i bambini avrebbero potuto (e dovuto!) andare a scuola.

Il diritto alla salute poi, avrebbe dovuto significare che chiunque, ferito, oppure malato, doveva avere la possibilità di andare in ospedale.

Ma per chi viveva in un paese senza scuole , oppure a causa della guerra non poteva uscire di casa, oppure chi non aveva i soldi per pagare l’ospedale ( e questo, nei paesi poveri, è più la regola che l’eccezione ) , questi diritti erano in realtà dei rovesci : non valevano un fico secco.

Siccome non valevano per tutti ma solo per chi se li poteva permettere , queste cose non erano diritti : erano diventati privilegi, e cioè vantaggi particolari riservati a pochi…

A volte, addirittura , i potenti della terra chiamavano “operazione di pace” quella che , in realtà, era un’operazione di guerra: dicevano proprio il contrario di quello che in realtà intendevano.

E poi, sulla Terra, non c’era più accordo fra gli uomini sui significati : per alcuni ricchezza significava avere diecimila miliardi, per altri voleva dire avere almeno una patata da mangiare.

Quanta confusione! Tanta confusione che un giorno il Mago Linguaggio non ne potè più.

Linguaggio era un mago potentissimo, che tanto tempo prima aveva inventato le parole e le aveva regalate agli uomini.

All’inizio c’era stata un po’ di confusione perché gli uomini non sapevano come usarle, e se uno diceva carciofo, l’altro pensare al canguro, e se uno diceva spaghetti l’altro intendeva gorilla, e al ristorante non ci si capiva mai.

Allora il mago Linguaggio appiccicò ad ogni parola un significato preciso, cosicché le parole volessero dire sempre la stessa cosa, e per tutti.

Da allora il carciofo è sempre stato un ortaggio e il gorilla un animale peloso, e non c’era più il rischio di trovarsi per sbaglio nel piatto un grosso animale peloso, con il suo testone coperto da sugo di pomodoro.

Questo lavoro , di dare alle parole un significato preciso, era costato al mago Linguaggio un bel po’ di fatica.

Adesso, vedendo che gli uomini se ne infischiavano del suo lavoro, e continuavano ad usarle a capocchia, decise di dare loro una lezione.

“Le parole sono importanti – amava dire -, se si cambiano le parole si cambia anche il mondo, e poi non ci si capisce più niente .”.

Una notte, dunque, si mise a scombinare un po’ le cose, spostando una sillaba qui, una là, mescolando vocali e consonanti, anagrammando i nomi. Alla mattina, infatti, non ci si capiva più niente.

A tutti gli alberghi di una grande città aveva rubato la lettera gi e la lettera acca, ed erano diventati…alberi! Decine e decine di enormi alberi, con sopra letti e comodini e frigobar, e i clienti stupitissimi che per scendere dovevano usare le liane come Tartan.

Alle macchine aveva rubato una enne, facendole diventare macchie, e chi cercava la propria automobile trovava soltanto una grossa chiazza colorata parcheggiata in strada.

Alle torte, invece, aveva aggiunto una esse, ed erano diventate tutte … storte, e cadevano per terra prima che i bambini se le potessero mangiare. Erano talmente storte che non erano più buone nemmeno per essere tirate in faccia.

Nelle scuole si era divertito ad anagrammare, al momento dell’appello, la parola presente, e se prima gli alunni erano tutti presenti, ora erano tutti assenti, e le maestre scappavano via terrorizzate.

Poi si era tolto uno sfizio personale : aveva eliminato del tutto la parola guerra, che aveva inventato per sbaglio, e non gli era piaciuta.

Così un grande capo della terra, che in quel momento stava per dichiarare guerra, dovette interrompersi a metà della frase, e non se ne fece nulla.

Inoltre aveva trasformato i cannoni in cannoli, siciliani naturalmente, e chi stava combattendo si ritrovò tutto coperto di ricotta e canditi.

Andò avanti così per alcuni giorni, con le scarpe che diventavano carpe e nuotavano via, i mattoni che diventano gattoni e le case si mettevano a miagolare, il pane che si trasformava in un cane e morsicava chi lo voleva mangiare.

Quanta confusione! Troppa confusione e gli uomini non ne potevano più.

Mandarono quindi una loro delegazione, 

a chiedere che rimettesse a posto le parole, e con loro il mondo.

“E va bene – disse Linguaggio – ma solo ad una condizione : che cominciate ad usare le parole con il loro giusto significato.

I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti altrimenti chiamateli privilegi. Uguaglianza deve significare davvero che tutti sono uguali, e non che alcuni sono più uguali di altri. E per quanto riguarda la guerra…”.

“Per quanto riguarda la guerra – lo interruppero gli uomini – ci abbiamo pensato…Tienitela pure, è una parola di cui vogliamo fare a meno .”.