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Elezioni 2013, voto per i miei bambini non per me | di Alex Corlazzoli

22 Feb

dal blog di Alex Corlazzoli.    –     fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Cari ragazzi, domenica e lunedì voterò per voi, non per me. Tante, troppe volte vi ho insegnato chedon Lorenzo Milani scriveva “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti assieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

Non vi nascondo che stavolta ero tentato di restare a casa ma poi, in questi giorni vi ho osservati in classe. Ho pensato a quando mi raccontate ciò che volete fare da grandi, a chi di voi mi dice: “Maestro, io so già che da questo Paese me ne dovrò andare perché qui c’è la crisi”. Ho pensato alla fatica che facciamo ad avere una lavagna multimediale in ogni classe, a quei ragazzi meno fortunati di voi che non hanno diritto ad un insegnante di sostegno per tutto il tempo che restano a scuola.

Ho visto i volti di coloro tra i vostri genitori che sono disoccupati, costretti a bussare alla porta dell’assistente sociale perché non arrivano alla fine del mese. Mi sono rivisto con gli altri precari sui gradini dell’Ufficio scolastico di Cremona a fare lo sciopero della fame per denunciare lo schiavismo del precariato.

E’ vero non ci meritiamo quest’Italia. Io insieme alla mia generazione abbiamo fatto il possibile per cambiarla, ve lo assicuro. Abbiamo per anni lavorato nel volontariato, abbiamo cercato negli anni di Tangentopoli di raccogliere quell’entusiasmo, quella voglia di cambiamento entrando a far parte dei movimenti antimafia. Molti della mia generazione hanno militato nei partiti, hanno fatto banchetti, hanno creduto che potesse tornare una politica preoccupata solo dell’interesse del cittadino. Ma abbiamo fallito.

Alla mia generazione è stato impedito di diventare la classe dirigente del Paese. Ci hanno detto che siamo schizzinosi perchè vogliamo un posto fisso. Ci hanno definito bamboccioni. Quegli uomini che incontravo alle riunioni di partito, ai congressi, dove proclamavano rivolgendosi alla mia generazione “Siete voi il futuro” ora sono ancora tutti candidati. Sono cresciuto guardando al tg del primo canale Pier Ferdinando Casini, Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi. Sono ancora lì.

Ma domenica e lunedì voterò per la vostra generazione non per me.

Le uniche armi che approvo sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto“. Ogni volta che si avvicinano i giorni della fine della campagna elettorale dovremmo rileggere queste parole di don Lorenzo Milani. Non abbiamo alternative: scegliere da che parte stare, essere partigiani anche nei momenti più drammatici. Il non voto dev’essere rispettato ma allo stesso tempo è l’immagine di un Paese che ha perso.

I cittadini che domenica e lunedì non si recheranno alle urne o annulleranno la scheda, esprimono il disagio che si respira. Sono la voce di chi ha urlato a lungo ma non è stato ascoltato e ora si arrende. Alza bandiera bianca. Votare, stavolta, non è facile. Direi quasi impossibile. Ma va detto con schiettezza: del non voto, ai leader dei partiti, non interessa nulla. Il giorno dopo faranno a gara a dire che ognuno di loro ha vinto: chi ha ottenuto comunque un buon risultato partendo dal nulla, chi ha mantenuto la sua percentuale, chi ha rivoluzionato l’Italia, chi ha riportato l’Italia alla stabilità. Nessuno parlerà dei voti nulli, degli astenuti. Saranno materia, per 24 ore, degli opinionisti, martedì saranno già dimenticati.

Una mia collega maestra, laureata, precaria, mi ha detto: “Voto il cavaliere”. Le ho chiesto di spiegarmi il perché: “Perchè penso sia l’unico in grado di guidare l’Italia”. Ho insistito: “Perchè pensi sia l’unico a poter fare il premier?”. Non ha saputo darmi risposta.

Votare è un diritto ma è anche un dovere. Dietro quella crocetta c’è il nostro dovere di sapere a chi stiamo affidando il futuro degli ospedali, delle scuole, dei nostri musei e dei nostri parchi. E a chi l’abbiamo dato fino ad oggi. Non dobbiamo dimenticare che in realtà votiamo ogni giorno, quando dimentichiamo di educare i nostri ragazzi ad amare la Politica, quando andiamo al supermercato, quando non protestiamo con il nostro sindaco, quando non scendiamo in piazza per i nostri diritti, quando ci rassegniamo a fare bene il nostro lavoro senza interrogarci sul bene collettivo. La vera sfida è tornare ad interessare il nostro vicino di casa, il nostro collega di lavoro, la suocera all’amministrazione del nostro Paese togliendoli dalla poltrona davantia alla tv.

Si fatica ad essere ottimisti, purtroppo ma non c’è democrazia senza un popolo preparato.

 

Un  articolo di 

fonte: http: www.ilfattoquotidiano.it

Gli Hotel, i palazzi, gli aerei e gli elicotteri di don Verzè e il crac del San Raffaele

1 Gen

Don Verzè è morto, ma 1,5 miliardi di euro di debiti al San Raffaele sono rimasti. Così ha portato uno dei maggiori centri della sanità presenti in Italia al crac finanziario. Può sembrare strano, ma è successo. In effetti, tutti i finanziamenti pubblici che erano stati stanziati per la struttura ospedaliera sono stati dirottati verso un’altra direzione. A chiarire meglio le idee è Vittorio Malagutti su Il Fatto Quotidiano, nel suo articolo I miracoli di don Verzé: “Milioni di euro dirottati in hotel di lusso in Costa Smeralda. Palazzi e ospedali nei Paesi dell’est Europa. Aerei ed elicotteri intestati a società della Nuova Zelanda”. Questo era il suo impero, solo a rimanere in tema bancarotta. Per non parlare dei suoi procedimenti giudiziari. Nel ’76 viene condannato per tentata corruzione dal tribunale di Milano. Nel ’98 viene condannato due volte, sempre dal tribunale di Milano, per abusi edilizi. Dopo tutto questo, sicuramente sarà andato in paradiso. Quello fiscale!

Quando Berlusconi diceva che la crisi non c’era.

28 Dic

Vorrei prendere un’espressione che Marco Travaglio ha usato in occasione della morte di Giorgio Bocca su un articolo (Giorgio Bocca, l’ultimo dei grandi) sul suo blog sul sito de Il fatto quotidiano. Per descrivere una persona “tutte le parole sono inutili tranne le sue”. Per questo ho raccolto una serie di frasi di quando Berlusconi era al governo.

 

«Siamo in un momento difficile per la crisi del mondo: io sostengo che il peggio è passato». (Silvio Berlusconi, 6 luglio 2009)

 

«Il peggio è passato, siamo in fase di conclusione». (Silvio Berlusconi, 8 settembre 2009)

 

«In Europa ci sono Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda che sono in situazioni abbastanza preoccupanti, mentre noi ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri». (Silvio Berlusconi, 6 febbraio 2010)

 

«La crisi è alle spalle. E noi ne stiamo uscendo meglio di altri paesi europei». (Silvio Berlusconi, 29 giugno 2010)

 

«Abbiamo realizzato una vera e propria missione impossibile: abbiamo affrontato la crisi senza mettere mai, dico mai, le mani nelle tasche degli italiani». (Silvio Berlusconi, 10 maggio 2011)

 

«Un paese benestante, con ristoranti sempre pieni, aerei affollati, e posti vacanza sempre prenotati». (Silvio Berlusconi, 4 novembre 2011)

 

«L’Italia? “Un paese di benestanti”. Non ho mai avuto dubbi. Noi siamo, sommando il debito pubblico alla finanza privata, il secondo Paese più solido d’Europa dopo la Germania e prima di Svezia, Francia e Gran Bretagna». (Silvio Berlusconi, 8 dicembre 2011)

 

Quando non è più lui al governo prevede che la manovra possa essere recessiva.

 

«Fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l’economia». (Silvio Berlusconi, 26 dicembre 2011)

 

Insomma fino a quando c’era lui la crisi non esisteva, gli italiani erano benestanti, l’Italia era uno dei paesi più solidi d’Europa, la crisi non si sentiva. La situazione cambia, però, nel giro di pochi giorni. L’8 dicembre l’Italia era ricca il 26, invece, ha nuove tasse che porteranno l’economia in recessione.

 

Nessuno è perfetto. Neanche il Grande Giorgio Bocca

27 Dic

“Non ho amato i coccodrilli sempre belli” scriveva sul suo blog sul sito de Il fatto quotidiano Andrea Scanzi qualche giorno fa. In effetti è così. Siamo belli, perchè diversi e con i nostri difetti. E poi nessuno è perfetto. Nessuno. Ma in questi giorni, su facebook, su twitter si è sviluppato un chiacchiericcio di critiche rivolte contro Giorgio Bocca. Anzi, qualcuno è stato capace di estrapolare da un paio di frasi la sua filosofia. Come abbia fatto non lo so. Ma ci è riuscito. Attaccare in quel modo l’ex partigiano, l’antifascista, il co-fondatore del quotidiano La Repubblica, mi sembra scorretto. Inoltre è comprensibile che nei sui 91 anni di carriera, abbia potuto dire o fare qualcosa di non gradito. L’esagerazione non trova limiti. Anche qui.