Tag Archives: manovra

L’economia sommersa in Italia ammonta a 275 mld di € all’anno. Ben 13 manovre di Monti

22 Gen

Ha ragione Monti a dire che a mettere le mani nelle tasche degli Italini, non è lo Stato, ma gli evasori. Come dargli torto. E basta fare un pò di conti per rendersi conto di questa drammatica situazione.

L’evasione fiscale è un business incalcolabile. Come scriveva Bianca Di Giovanni su L’Unità, “l’Italia resta il paradiso per gli evasori, confermandosi un inferno fiscale per chi paga le tasse”. In Italia, la speculazione dell’evasione costa, secondo gli ultimi dati diffusi, ben 140 miliardi di euro. Come riportato in un articolo su La Repubblica, invece, ” l’intera economia sommersa, compreso il mondo del lavoro nero, vale in Italia 275 miliardi all’anno, quasi un quinto della ricchezza complessivamente prodotta dal Paese”. Cioè il 17% del PIL nazionale.

In tre anni sono stati recuperati dall’agenzia delle entrate 35 miliardi di euro, 11 miliardi solo nel 2011 e si spera di arrivare a 13 per la fine del 2012. A descrivere i meccanismi di evasione, in maniera dettagliata è stato Carlo Bonini su La Repubblica. Dal suo articolo si legge che nel 2011 erano stati individuati 46 miliardi di euro, ma ne sono stati recuperati sono 11. Di questi 11 il 26% “è stato sottratto al Fisco attraverso società con sede legale all’estero”; il 18% “con l’antico strumento elusivo della cosiddetta “estero-vestizione” di società e persone fisiche”; il 17% “con quel gioco di vasi comunicanti detto “transfer pricing”; e il 39% con “altre manovre evasive”. Ma Bonini riscontra anche la riscoperta di un sistema di evasione notissimo negli anni 70-80, quello degli spalloni. Riempire una 24 ore, che può contenere ben 6 milioni di euro, e passare i valichi.

Ma i capitali esteri, non è l’unico modo di evadere in Italia. L’IVA continua ad essere evasa. E’ sempre Bianca Di Giovanni a scriverlo. “Ogni 3 euro incassati, uno non viene dichiarato”, sottraendo “30 miliardi di euro alle casse dello stato”, il 2% del PIL nazionale.

Se anche gli Stati Uniti tagliano 450 miliardi alle spese militari

6 Gen

Quando si fa un investimento non si sa mai come va a finire. Si può avere successo, ma si può anche rischiare di perdere il tutto. Non sempre. Chi investe nella guerra, ha già perso il suo business investito. Alcuni lo hanno capito, altri lo hanno capito a metà, altri non l’hanno ancora capito e infine c’è chi l’ha capito e vuole farlo capire, ma viene ignorato. Sul web impazza la protesta contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35, che costano ben 18 miliardi di euro. Le associazioni pacifiste, come Emergency, si mobilitano. Partiti, come l’Italia dei Valori, premono. Tutti vengono ignorati. Il governo prosegue per la sua strada. I caccia si comprano e basta. Punto.

C’è chi invece, come gli Stati Uniti, che sono una delle potenze militari più grandi, se non la prima, hanno deciso di ridurre gli investimenti nelle armi e nella guerra, per un risparmio complessivo di 450 miliardi. Ad annunciarlo è stato lo stesso Obama insieme al ministro della difesa Panetta, in un incontro con i giornalisti al Pentagono. Ha spiegato il Presidente americano che i tagli non riguarderanno soltanto gli armamenti e che faranno un esercito più “snello”, ma anche l’arsenale nucleare, che sarà diminuito notevolmente.

Insomma, la scelta più sensata. La crisi non deve essere risolta sulle spalle dei lavoratori. Si può benissimo decidere di ridurre le spese militari. Un modo efficiente per combattere il crac finanziario e, soprattutto, si evitano di fare danni all’umanità.

Casini e Rutelli alle Maldive spendono 5mila dollari a notte e noi in Italia paghiamo la crisi.

4 Gen

Sacrifici. Questa è stata una delle parole più pronunciate dai nostri parlamentari. Ma da quale pulpito viene la predica. E soprattutto, almeno la bontà di mostrare il buon esempio. C’è chi, come Casini e Rutelli, sta passando il Capodanno alle Maldive in un resort che costa 5’000 dollari a notte. Insomma a chiedere i sacrifici sono loro, a farli dovremmo essere noi. Ma loro per dire “sacrifici” guadagnano 16mila euro al mese. E con quei 16mila euro se la spassano in giro per il mondo. Alla faccia di noi italiani. E dire poi che l’unico modo per dare credibilità all’Europa è quello di toccare l’articolo 18. Cambiato l’articolo 18, con questi parlamentari, e che credibilità! Oppure che l’unico modo per abbassare lo spread è fare una manovra come è stata fatta. Tutte balle. Non ci servivano chissà quali economisti. Bastavano persone che ragionavano un pò e si sarebbero resi conto della situazione in cui versava l’Italia. Tagliare i privilegi ai parlamentari, sarebbe stato il primo e grande passo avanti per risanare l’economia.

L’art. 18 non si tocca. La fiducia all’Europa? Riduciamo i vitalizi parlamentari e niente F35.

4 Gen

La crisi c’è. E’ vero. Ma la colpa non è di certo dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. E soltanto il pensiero della modifica, è l’ennesima prova che a pagare le conseguenza delle manovre finanziarie sono sempre gli stessi, i lavoratori. Monti si giustifica dicendo che la richiesta arriva direttamente dall’Europa e lui, con il suo governo, non può fare sconti a nessuno. Come scrive Roberto Mania su La Repubblica, Monti sostiene: “Il nostro problema centrale è il deficit di credibilità”. “Altrimenti – aggiunge – lo spread non calerà mai”. Insomma, bisogna modificare l’articolo 18 che oggi tutela i lavoratori per una questione di credibilità? E’ questo l’unico modo? Io credo di no. Si può benissimo provare che la credibilità all’Europa può essere data in maniera diversa. Il popolo del web si ribella su facebook, sottolineando l’inutilità dei 131 caccia bombardieri F35. Tagliamo questa spesa folle. Altro che credibilità. Abbiamo fatto così una seconda manovra economica da ben 18 miliardi di euro. Proprio ieri su tutti i giornali apparivano articoli sugli stipendi dei parlamentari italiani, che sembrano essere quelli più alti in Europa, con retribuzioni che superano 16mila euro lordi mensili. Tagliare lì, anziché toccare l’articolo 18. Sarebbe, prima di tutto una bella risposta all’Europa sul piano della fiducia, e seconda cosa sarebbe “il buon esempio”. A vedere, poi, come lo spread scenderà.

Quanto ci costano i cacciabombardieri F35? Quanto una manovra economica. Ovvero 18 miliardi di euro.

3 Gen

In Italia si può toccare e rivedere tutto, ma è vietato “sfiorare” loro. I caccia Bombardieri F35. Può sembrare strano, ma è così. In un periodo di crisi, tutti ne risentono. Perfino gli immigrati, devono versare 200 euro ogni qual volta devono rinnovare il loro permesso di soggiorno. Ma sui caccia c’è “il divieto divino”: vietato toccare.

Prima di tutto costano 18 miliardi di euro. Una spesa folle, che non contiene i costi di manutenzione. Soldi che potrebbero essere spesi in altro modo. Modi, gli altri, che porterebbero sicuramente vantaggi e benefici agli italiani.

Secondo a cosa ci servono? I caccia F35 non possono essere utilizzati nelle “missioni di pace” come vengono definite, ma che in realtà sono vere e proprie guerre di controllo e interessi. Inoltre con la nostra Costituzione, ripudiamo la guerra come strumento di offesa.

Fortumente, oltre ai blogger e qualche politico, la questione si sta accendendo e molti hanno chiesto di abbandonare il progetto. Su un articolo di La Repubblica ” Monta la protesta contro i caccia F35. Costano troppo, il governo non li compri”, venivano riportate queste parole:

Di Pietro: “Scandalo insopportabile”. Raisi: “Costano quanto una Finanziaria”. Bonelli: “Il governo tace”. E il Pd chiede a Monti un “ripensamento”. Vendola attacca il ministro: “Tagli del personale per avere più risorse da destinare agli armamenti e alle missioni. Il rischio è questo e va contrastato”.

F35, i caccia “d’oro”.

29 Dic

A cosa ci servono tutte queste armi non lo sa nessuno. Neanche se dovessimo intraprendere una quarta guerra mondiale su Giove! L’Italia è l’ottavo Paese al mondo per spese militari. Visto che siamo in una situazione di crisi, si potrebbero rivedere alcune spese inutili, come l’acquisto dei 131 caccia bombardieri F35.

Gli F35 costano all’Italia ben 18 miliardi di euro. Insomma più o meno quanto tutta la manovra di Monti. Siccome ogni spesa viene effettuata con una testa, ci viene automatico chiedeci, a cosa ci servono 131 cacciabombardieri? A niente. Era molto meglio tagliare qui, anziché colpire i lavoratori.

Seconda cosa, come ha notato Massimo Donadi sul suo blog, l’acquisto dei caccia F35 è una truffa. “Si tratta di un aereo inaffidabile, che non funziona come dorebbe e che avrà bisogno di continui interventi per svolgere i propri compiti”, ha scritto. Insomma spendiamo un mare di soldi per aerei che non funzionano neanche bene.

Quando Berlusconi diceva che la crisi non c’era.

28 Dic

Vorrei prendere un’espressione che Marco Travaglio ha usato in occasione della morte di Giorgio Bocca su un articolo (Giorgio Bocca, l’ultimo dei grandi) sul suo blog sul sito de Il fatto quotidiano. Per descrivere una persona “tutte le parole sono inutili tranne le sue”. Per questo ho raccolto una serie di frasi di quando Berlusconi era al governo.

 

«Siamo in un momento difficile per la crisi del mondo: io sostengo che il peggio è passato». (Silvio Berlusconi, 6 luglio 2009)

 

«Il peggio è passato, siamo in fase di conclusione». (Silvio Berlusconi, 8 settembre 2009)

 

«In Europa ci sono Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda che sono in situazioni abbastanza preoccupanti, mentre noi ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri». (Silvio Berlusconi, 6 febbraio 2010)

 

«La crisi è alle spalle. E noi ne stiamo uscendo meglio di altri paesi europei». (Silvio Berlusconi, 29 giugno 2010)

 

«Abbiamo realizzato una vera e propria missione impossibile: abbiamo affrontato la crisi senza mettere mai, dico mai, le mani nelle tasche degli italiani». (Silvio Berlusconi, 10 maggio 2011)

 

«Un paese benestante, con ristoranti sempre pieni, aerei affollati, e posti vacanza sempre prenotati». (Silvio Berlusconi, 4 novembre 2011)

 

«L’Italia? “Un paese di benestanti”. Non ho mai avuto dubbi. Noi siamo, sommando il debito pubblico alla finanza privata, il secondo Paese più solido d’Europa dopo la Germania e prima di Svezia, Francia e Gran Bretagna». (Silvio Berlusconi, 8 dicembre 2011)

 

Quando non è più lui al governo prevede che la manovra possa essere recessiva.

 

«Fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l’economia». (Silvio Berlusconi, 26 dicembre 2011)

 

Insomma fino a quando c’era lui la crisi non esisteva, gli italiani erano benestanti, l’Italia era uno dei paesi più solidi d’Europa, la crisi non si sentiva. La situazione cambia, però, nel giro di pochi giorni. L’8 dicembre l’Italia era ricca il 26, invece, ha nuove tasse che porteranno l’economia in recessione.