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Ddl Aprea, tutto quello che c’è da sapere e il motivo delle proteste di studenti e insegnanti.

29 Nov

C’era un rivoluzionario, Ernesto Che Guevara, al quale va tutto il mio endorsement, che diceva: “Un popolo ignorante è un popolo facile da ingannare”.

Chissà perché, in uno Stato, come l’Italia, che spende complessivamente 23 miliardi di euro l’anno per le spese militari, 18 solo per l’acquisto di 131 caccia bombardieri F-35, l’unico settore che sta “sopportando” la cristi è la Scuola.

Ad “uccidere” la scuola pubblica ci aveva ben pensato Berlusconi che con la legge 133/2008, ha tagliato al nostro sistema scolastico più di 8 miliardi di euro. Circa 150.000 lavoratori sono andati a casa; effetti catastrofici come conseguenze che a pagarle sono stati soprattutto gli studenti.

Sempre dal governo Berlusconi il 3 luglio 2008 viene presentata una proposta di legge, ma subito bocciata da professori e studenti unanime. Allora come oggi furono importati le manifestazioni di protesta e la coesione studenti-insegnanti culminata nel Movimento dell’Onda dell’ottobre 2008.

Il provvedimento fu presentato dall’on Valentina Aprea, sedente tra le file del PDL, e oggi pensando di poter approfittare dell’enorme maggioranza data dai partiti al governo Monti, il decreto si appresta a diventare legge.

Ma perché gli studenti sono così irati da questo ddl? Cosa li preocupa? Cosa li spinge a manifestare e ad esprimere il loro dissenso?

Prima di tutto il ddl prevede quello che viene definito “autonomia statuaria”. Gli statuti regoleranno “l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica”, il che significa che la partecipazione degli studenti alle decisioni scolastiche verrà ridotta. Perfino il diritto di assemblea degli studenti sarà deciso da ciascuna autonomia scolastica.

Un diritto degli studenti, una conquista importate, vitale per la democrazia, ottenuta grazie ad anni di lotte, viene così CANCELLATA.

Seconda cosa il consiglio di istituto verrà abolito. A prendere il suo posto sarà il nuovo Consiglio dell’autonomia scolastica. Il consiglio ha potere decisionale, però a differenza del vecchio consiglio d’istituto può essere integrato dalla presenza di membri esterni, che possono intervenire in materia di gestione in modo significativo. Le scuole “possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni no profit, consorzi e associazioni di scuole autonome”. Le scuole possono ora ricevere soldi da fondazioni. In questo modo un privato che investe in una scuola può acquisire un potere decisionale. Una cosa gravissima.

Molti istituti in ogni parte della penisola sono stati occupati. Contro questo ddl sono scesi in piazza studenti e docenti, trovandosi dalla stessa parte, formando una forza coesa, difendendo la scuola pubblica e facendo in modo che la cultura non diventasse una merce.

Antonio Lo Mastro

Il posto fisso è monotono. Parola di un senatore a vita.

4 Feb

Un paio di giorni fa, dal salotto di Matrix, Mario Monti affermava: “I giovani devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Tra l’ altro, che monotonia il posto fisso, è bello cambiare…”.

Mentre la disoccupazione giovanile toccava quota 30,1%, la più alta dal 2004, e le famiglie di 5 persone, dove il posto fisso è uno solo, non riuscivano ad arrivare a fine mese, quel poveretto di Monti sentiva la monotonia del posto fisso.

Chissà come lo  annoiava questo fatto. Intanto però di posti fissi ne avuti diversi. Nel 1969 diventa, infatti, professore ordinario presso l’Università degli studi di Trento. Primo posto fisso, che lascia nel 1970 per un secondo posto fisso all’università degli studi di Torino. Nel 1985 diventa professore di economia politica presso l’università Bocconi di Milano, dove diventerà direttore dell’Istituto di Economia Politica. Sempre alla Bocconi assume la carica di rettore dal 1989 al 1994 e successivamente quella di presidente alla morte di Giovanni Spadolini.

Ma come se i posti fissi non gli bastassero, dopo aver ricoperto vari incarichi in commissioni governative, (1981-1982 è presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario, 1986-1987 è  membro della Commissione Sarcinelli e nel 1988 -1989 è membro del Comitato Spaventa sul debito pubblico. Dal 1988 al 1990 è vicepresidente della Comit.) prende un posto da precario. Dopo le dimissioni di Berlusconi diventa Presidente del Consiglio, accettando l’incarico di Napolitano. Ma un paio di giorni prima aveva acquisito un altro posto fisso. Il 9 novembre viene, infatti, nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Poverino! Non deve rinnovare il contratto ogni anno, ma i 25mila euro di stipendio come senatore, li prenderà a vita. Che monotonia!

L’economia sommersa in Italia ammonta a 275 mld di € all’anno. Ben 13 manovre di Monti

22 Gen

Ha ragione Monti a dire che a mettere le mani nelle tasche degli Italini, non è lo Stato, ma gli evasori. Come dargli torto. E basta fare un pò di conti per rendersi conto di questa drammatica situazione.

L’evasione fiscale è un business incalcolabile. Come scriveva Bianca Di Giovanni su L’Unità, “l’Italia resta il paradiso per gli evasori, confermandosi un inferno fiscale per chi paga le tasse”. In Italia, la speculazione dell’evasione costa, secondo gli ultimi dati diffusi, ben 140 miliardi di euro. Come riportato in un articolo su La Repubblica, invece, ” l’intera economia sommersa, compreso il mondo del lavoro nero, vale in Italia 275 miliardi all’anno, quasi un quinto della ricchezza complessivamente prodotta dal Paese”. Cioè il 17% del PIL nazionale.

In tre anni sono stati recuperati dall’agenzia delle entrate 35 miliardi di euro, 11 miliardi solo nel 2011 e si spera di arrivare a 13 per la fine del 2012. A descrivere i meccanismi di evasione, in maniera dettagliata è stato Carlo Bonini su La Repubblica. Dal suo articolo si legge che nel 2011 erano stati individuati 46 miliardi di euro, ma ne sono stati recuperati sono 11. Di questi 11 il 26% “è stato sottratto al Fisco attraverso società con sede legale all’estero”; il 18% “con l’antico strumento elusivo della cosiddetta “estero-vestizione” di società e persone fisiche”; il 17% “con quel gioco di vasi comunicanti detto “transfer pricing”; e il 39% con “altre manovre evasive”. Ma Bonini riscontra anche la riscoperta di un sistema di evasione notissimo negli anni 70-80, quello degli spalloni. Riempire una 24 ore, che può contenere ben 6 milioni di euro, e passare i valichi.

Ma i capitali esteri, non è l’unico modo di evadere in Italia. L’IVA continua ad essere evasa. E’ sempre Bianca Di Giovanni a scriverlo. “Ogni 3 euro incassati, uno non viene dichiarato”, sottraendo “30 miliardi di euro alle casse dello stato”, il 2% del PIL nazionale.

Ben fatto Monti. Combattere l’evasione, la scelta più sensata.

7 Gen

Non ci resta che fare i complimenti a Mario Monti, che in occasione delle celebrazioni per il 215esimo anno della nascita del tricolore a Reggio Emilia ha preso ottime posizioni sulla lotta all’evasione fiscale.

Per prima cosa ha affossato le solite balle di Berlusconi. Qualche mesetto fa, il cuore del povero Silvio “grondava” sangue perchè il suo governo “non aveva mai messo le mani nelle tasche degli italiani”. Come riportato oggi, su un articolo di La Stampa, il Premier ribadisce: “L’espressione corrente di “mettere le mani nelle tasche degli italiani” non mi ha mai persuaso e comunque è incompleta perché ci sono altri atti di “mani che entrano nelle tasche”. Ha continuato: “Le mani in tasca ai cittadini sono quelle degli evasori fiscali”.

Seconda cosa, questa volta davvero non poteva fare di meglio. Si legge dall’Unità: “Abbiamo avviato una riflessione su come dare una accelerazione potente alla lotta contro la corruzione che divora risorse, discredita istituzioni e frena investimenti esteri in Italia… E’ inammissibile che lavoratori debbano subire sacrifici pesanti, mentre una porzione della popolazione sfugge a ogni tassazione accrescendo l’imposizione tributaria su chi non può sottrarsi al fisco”. In effetti, è così. Già Marco Travaglio, in un suo editoriale a Servizio Pubblico, ha tenuto presente i dati della Corte dei Conti. Secondo questi, la corruzione costa in Italia ben 80 miliardi di euro. Se si riuscisse a racimolare questi illeciti altro che manovre. Bisognerebbe quindi far rispettare le regole. Niente più.

E Monti sta davvero operando bene contro l’evasione. Dopo il blitz di Cortina, il giorno dell’Epifania, le fiamme gialle hanno fatto altri controlli a tappeto nelle zone frequentate da vip. Molte località turistiche sono state prese d’assalto, come Portofino e Santa Margherita. Insomma, ora proprio non ci possiamo lamentare.

 

L’art. 18 non si tocca. La fiducia all’Europa? Riduciamo i vitalizi parlamentari e niente F35.

4 Gen

La crisi c’è. E’ vero. Ma la colpa non è di certo dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. E soltanto il pensiero della modifica, è l’ennesima prova che a pagare le conseguenza delle manovre finanziarie sono sempre gli stessi, i lavoratori. Monti si giustifica dicendo che la richiesta arriva direttamente dall’Europa e lui, con il suo governo, non può fare sconti a nessuno. Come scrive Roberto Mania su La Repubblica, Monti sostiene: “Il nostro problema centrale è il deficit di credibilità”. “Altrimenti – aggiunge – lo spread non calerà mai”. Insomma, bisogna modificare l’articolo 18 che oggi tutela i lavoratori per una questione di credibilità? E’ questo l’unico modo? Io credo di no. Si può benissimo provare che la credibilità all’Europa può essere data in maniera diversa. Il popolo del web si ribella su facebook, sottolineando l’inutilità dei 131 caccia bombardieri F35. Tagliamo questa spesa folle. Altro che credibilità. Abbiamo fatto così una seconda manovra economica da ben 18 miliardi di euro. Proprio ieri su tutti i giornali apparivano articoli sugli stipendi dei parlamentari italiani, che sembrano essere quelli più alti in Europa, con retribuzioni che superano 16mila euro lordi mensili. Tagliare lì, anziché toccare l’articolo 18. Sarebbe, prima di tutto una bella risposta all’Europa sul piano della fiducia, e seconda cosa sarebbe “il buon esempio”. A vedere, poi, come lo spread scenderà.

Quanto ci costano i cacciabombardieri F35? Quanto una manovra economica. Ovvero 18 miliardi di euro.

3 Gen

In Italia si può toccare e rivedere tutto, ma è vietato “sfiorare” loro. I caccia Bombardieri F35. Può sembrare strano, ma è così. In un periodo di crisi, tutti ne risentono. Perfino gli immigrati, devono versare 200 euro ogni qual volta devono rinnovare il loro permesso di soggiorno. Ma sui caccia c’è “il divieto divino”: vietato toccare.

Prima di tutto costano 18 miliardi di euro. Una spesa folle, che non contiene i costi di manutenzione. Soldi che potrebbero essere spesi in altro modo. Modi, gli altri, che porterebbero sicuramente vantaggi e benefici agli italiani.

Secondo a cosa ci servono? I caccia F35 non possono essere utilizzati nelle “missioni di pace” come vengono definite, ma che in realtà sono vere e proprie guerre di controllo e interessi. Inoltre con la nostra Costituzione, ripudiamo la guerra come strumento di offesa.

Fortumente, oltre ai blogger e qualche politico, la questione si sta accendendo e molti hanno chiesto di abbandonare il progetto. Su un articolo di La Repubblica ” Monta la protesta contro i caccia F35. Costano troppo, il governo non li compri”, venivano riportate queste parole:

Di Pietro: “Scandalo insopportabile”. Raisi: “Costano quanto una Finanziaria”. Bonelli: “Il governo tace”. E il Pd chiede a Monti un “ripensamento”. Vendola attacca il ministro: “Tagli del personale per avere più risorse da destinare agli armamenti e alle missioni. Il rischio è questo e va contrastato”.

Ninna nanna, ninna oh, Napolitano a chi lo do?

30 Dic

Non c’è bisogno di aspettare che i “big” della Lega si riuniscono per sentire i soliti discorsi, ormai vecchi. Nella seconda edizione del “Berghém frecc”, manifestazione al centro sportivo di via Rio Re ad Albino, la Lega ha esagerato. Un pò oltre del solito. Oltre ai vari attacchi al governo Monti, Bossi ha ribadito: “Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che con le buone o le meno buone che Padania sarà: adesso ci siamo rotti le balle”. Se prima c’era solo l’ipotesi “delle buone” ora il Senatur ipotizza anche l’ipotesi “delle meno buone”. I leghisti saranno anche capaci a parlare, ma si sono dimenticati che l’unica cosa da osservare e rispettare in Italia, la Repubblica Italiana, non sono certo i loro chiacchiericci, ma la Costituzione. Nella costituzione c’è un articolo, tra i principi fondamentali, il 5 che recita così: “La Repubblica una e indivisibile…”. Che gli piaccia o no, intanto c’è. E deve essere rispettato. Ma se non lo si capisce in maniera autonoma, in Italia c’è proprio un organo costituzionale, il Presidente della Repubblica che ha il compito di difendere l’unità nazionale e la Costituzione. Mi sembra che sia arrivato il momento di spendere due parole per mettere in risalto il comportamento leghista. E’ stato capace di fare Monti presidente del consiglio, creare un governo, dare risposte all’Europa e avere in parlamento una fiducia record. Può anche svolgere il suo ruolo.