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Steve Jobs, il “folle” uomo che non ha mai perso il suo coraggio.

31 Dic

Non mi piace spettacolarizzare la morte, così come hanno fatto alcune TV, in occasione del tragico evento di Simoncelli, per fare share. Ma quella di Steve Jobs non è stata “una morte”. O meglio Steve è “morto” 4 volte, ma nonostante ciò vive ancora. E’ lui stesso a dirlo nel famoso discorso ai neolaureati di Stanford. La prima storia, quella che lui definisce di “unire i puntini”, racconta la prima morte di Steve. Scopre di essere stato adottato. La seconda storia racconta di quando aveva appena 31 anni e fu licenziato dalla Apple. Dice: “Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato?”. Ma Steve non perde la speranza, e nei 5 anni successivi fonda due società, la Next e la Pixar. La Apple compra la Next e così ritorna in società. La terza storia parla di quando gli viene diagnosticato un cancro al pancreas, che poi lo porterà alla morte biologica. Insomma Jobs non ha mai perso il coraggio. E’ questa forse l’abilità dell’uomo che ha rivoluzionato il mondo. 1 morte + 2 morte + 3 morte = Apple. Solo chi non perde mai le speranze, e combatte instancabilmente per quello che cerca, arriva al suo obiettivo. Dall’autobiografia autorizzata di Walter Isaacson c’è una frase che mi ha colpito molto. Steve corteggiava la Pepsi. Si reca da Sculley, il ceo della Pepsi, e alla fine del discorso dice:  “Vuoi passare il resto della tua vita a vendere acqua zuccherata, o vuoi avere la tua occasione per cambiare il mondo?”. Sculley rifiutò, ma Steve il mondo la cambiato. Ed è per questo che vive ancora. Come sarebbe stata la società di oggi senza di lui?

Nessuno è perfetto. Neanche il Grande Giorgio Bocca

27 Dic

“Non ho amato i coccodrilli sempre belli” scriveva sul suo blog sul sito de Il fatto quotidiano Andrea Scanzi qualche giorno fa. In effetti è così. Siamo belli, perchè diversi e con i nostri difetti. E poi nessuno è perfetto. Nessuno. Ma in questi giorni, su facebook, su twitter si è sviluppato un chiacchiericcio di critiche rivolte contro Giorgio Bocca. Anzi, qualcuno è stato capace di estrapolare da un paio di frasi la sua filosofia. Come abbia fatto non lo so. Ma ci è riuscito. Attaccare in quel modo l’ex partigiano, l’antifascista, il co-fondatore del quotidiano La Repubblica, mi sembra scorretto. Inoltre è comprensibile che nei sui 91 anni di carriera, abbia potuto dire o fare qualcosa di non gradito. L’esagerazione non trova limiti. Anche qui.