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Bersani ora devi ascoltarmi!

14 Feb

Caro Bersani,

mi sentivo in dovere di scriverti, in vista delle prossime elezioni del 24-25 febbraio. Oggi sono rimasto colpito da una foto pubblicata sulla bacheca della fan-page di Rivoluzione Civile. C’eravate voi. Tu e Antonio Ingroia. E il leader di Rivoluzione Civile ironicamente ha commentato: “Io prendo vino rosso, visto che noi siamo i veri rossi”.

Non credi sia opportuno creare una coalizione di “vera sinistra”, una coalizione che davvero gli Italiani vorrebbero, che davvero potrebbe governare il Paese in maniera progressista, tenendo, allo stesso tempo, lontano Mario Monti?

Io credo di si. E come me, tanti.

In effetti lo metteva in luce Travaglio (I capponi di Renzi): “Il sindaco di Firenze, anzi di Firenzi, Matteo Renzi accusa Ingroia e Rivoluzione Civile di “autogol” perché farebbe “vincere Berlusconi”. Bersani ripete che “c’è un solo voto utile per battere la destra ed è il voto al Pd”. Per carità, in politica e soprattutto in campagna elettorale ciascuno tira l’acqua al suo mulino. Ma c’è qualcosa di intellettualmente disonesto nel ricatto “o voti Pd o vince B.”.

Ma quello che più preoccupa sono le continue aperture a Monti e alla sua schiera: Casini, Fini e Co. Una cosa impensabile!

Lo sottolineava anche Videtta sul suo blog, Il Piantagrane, in un articolo chiarissimo (Sarà solo colpa vostra). Scriveva il blogger: “Gli elettori di sinistra, stanchi degli accordi di Palazzo e di dover sentire un giorno sì e l’altro pure che l’alleanza con Casini, Fini, Binetti, Monti e Buttiglione si farà, si rifugiano nel voto verso Grillo o Ingroia. Non per spirito di autolesionismo, non perché godono nel vedere il centrosinistra perdere, ma perché stufi di assistere ad una coalizione rinunciataria, pavida, subalterna, triste e grigia”.

Per il bene dell’Italia, per il mio futuro, per il futuro di tanti giovani miei coetanei, per tutti quelli che sono costretti ad andarsene, che sperano nel vedere questo Paese più equo, più giusto, più rinnovato: evitiamo di far vincere di nuovo B. Sarebbe un suicido per l’Italia! Ma allo stesso tempo c’è bisogno di una grande maggioranza alla Camera e al Senato, che permetta di approvare quelle riforme di cui l’Italia ha bisogno. Per uscire dalla crisi, per rimettere in sesto il Paese. E Mario Monti non è la soluzione.

Se poi rivincerà, se poi si andrà di nuovo ad elezioni anticipate per ingovernabilità, è vero si che gli Italiani se lo meritano. Sarà, però, anche colpa vostra. E come sosteneva Videtta, “il voto verso qualcun’altro una semplice conseguenza”.

Con Affetto, Antonio.

Gino Strada, Vauro, Franco La Torre, Salvatore Borsellino, Hack e tanti altri: ecco i nomi della “Rivoluzione Civile”

4 Gen

602-408-20130103_110633_BA15B460“Ora bisogna osare quello che non si è mai osato. Non bisogna aver paura di aprire il libro dei sogni. La vera anomalia in questo Paese è una classe dirigente che si è compromessa con reti criminali, perchè garantendo i criminali garantiva se stessa. Il ventennio berlusconiano è stata l’apoteosi di questa linea tendenzialmrente storica, che ha inferto ferite molto profonde al Paese e ha creato una frattura quasi insanabilie tra cittadini e istituzioni. Ecco perchè io dico che cambiare non solo si può ma si deve. E io sarò con voi, dal Guatemala o dall’Italia”.

Così Antonio Ingroia esordiva dopo una standing ovation al teatro Vittoria a Napoli al battesimo del Movimento Arancione.

Eppure esistono da una settimana, i sondaggi li attestano già al 5%, e molti sono gli outsider della vita pubblica e televisiva che aderiscono.

Gino Strada aderisce e commenta così: “Conosco Ingroia, ma non c’è nessun personalismo nella mia adesione al manifesto Io ci sto. Mi interessa il programma, quando parla di ripudio della guerra e delle armi”.

Vauro twitta: Insieme facciamo la nostra Rivoluzione Civile. Insieme vinciamo.

Margherita Hack contrattacca: Sono perfettamente d’accordo con le proposte di Antonio Ingroia, le condivido e mi sento in piena sintonia con lui e con il movimento che sta crescendo al suo fianco. Credo che in questa fase particolare della vita politica italiana ci sia un gran bisogno di persone come lui che hanno un passato di vita, anche rischiosa, interamente dedicata al Paese. Ingroia è uno di quelli che fanno i fatti e non le chiacchiere. Mi auguro che riesca con il suo movimento a cambiare realmente l’Italia, perché c’è un gran bisogno di cambiamento.

Non è un’impresa facile. Questo nostro Paese è regredito a livelli vergognosi con il ventennio di Berlusconi. Mi auguro che, con Ingroia, si ritrovi il senso dell’onestà, del rispetto delle leggi, del rispetto del bene comune e della cosa pubblica, insomma una rivoluzione civile come dice il suo slogan. L’Italia è composta in gran parte di gente onesta e operosa e vi è una enorme indignazione per tutte queste ruberie che si sono avute anche nel mondo della politica. Serve quindi una nuova moralità pubblica che è completamente sparita e servono persone che guardino agli interessi della collettività e che portino avanti una lotta efficace all’economia criminale che ormai è molto ramificata da nord a sud.

Sono d’accordo con Ingroia anche quando dice che i lavoratori e il ceto medio hanno pagato la gran parte del costo della crisi. Il professor Mario Monti è persona onesta e rispettabile, ma è un economista di destra e le sue ricette economiche sono di destra. Con la crisi è cresciuto il divario fra i ricchi e i poveri nel nostro Paese.

La Ricerca scientifica e quella finalizzata all’innovazione è fondamentale per lo sviluppo di un paese. E’ una voce che non va assolutamente tagliata, al contrario bisogna investire nella ricerca perché è quel settore che fa crescere e aiuta ad uscire dalla crisi. I tagli si sono abbattuti anche sulle università, ma è un errore. Le nostre università sono buone nonostante i casi di nepotismo e clientelismo che si sono verificati. La dimostrazione sulla buona qualità dei nostri atenei l’abbiamo quando vediamo i nostri ricercatori che vanno all’estero. Si trovano tutti bene perché sono ben preparati. Non si può tagliare sul sapere e sulla conoscenza. Lo stesso discorso vale per la scuola. Gli insegnanti hanno il compito delicatissimo di preparare e formare i ragazzi e si ritrovano umiliati da stipendi bassi e scarsa considerazione del loro lavoro. Questo crea frustrazione.

E invece bisogna ritrovare la fiducia in noi stessi e nel futuro del nostro Paese. L’impegno di Antonio Ingroia va nella giusta direzione.

Aderiscono al movimento anche: Franco BattiatoMilly MorattiFiorella Mannoia, Paolo Olmi, Salvatore Borsellino, Franco La Torre, Tina Montinaro, Sandro Ruotolo, Gabriella Stramaccioni, Flavio Lotti.

Ecco i 10 punti del manifesto “Io ci Sto”.

1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese;

2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere;

3) Vogliamo una scuola pubblica che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore;

4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico;

5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali, per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese;

6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse;

7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro, il ripristino del diritto al reintegro se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento e la centralità della contrattazione collettiva nazionale;

8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici, e che l’informazione non sia soggetta a bavagli;

9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento;

10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune e non si limiti alla legalità formale, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam.