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Il progetto di Gino Strada per la sanità italiana.

5 Mag

aem-03-gino-strada“La sanità italiana era una delle migliori del mondo fino ad un paio di decenni fa. Anche fino a dieci anni fa continuava a reggere. Però era già in calo e alla fine è stato un calo progressivo. Oggi la sanità italiana è in crisi profonda.

Perché? Perché si è cominciato a trasformare gli ospedali, che devono essere luoghi ospitali, in aziende. Perché l’interesse non è più la salute della persona o la salute  della collettività, ma il fatturato.

Si è cominciato ad introdurre il rimborso a prestazione. Per chiunque lo faccia, che sia un ospedale così detto pubblico. Perché non esistono più. Perché gli ospedali pubblici oggi funzionano esattamente come gli ospedali privati convenzionati. Cioè rimborso a prestazione. Tot prestazioni fai, tot ti rimborso. Questo è socialmente pazzesco. Perché vuol dire incitare i medici alla delinquenza. Perché allora l’interesse del medico o della struttura non diventa la salute della persona, ma diventa quante prestazioni fai. Allora l’interesse è che la gente stia male. Così si possono fare più prestazioni. Anziché che la gente stia bene.

L’ideale per un pompiere è di non far niente tutto il giorno, perchè così vuol dire che non ci sono stati incendi.

Hanno introdotto i rimborsi a prestazione. Hanno introdotto i ticket. Hanno anche lì cancellato la costituzione.

I soldi? Molto semplice. Lo spiego subito. La sanità italiana costa 115 miliardi di euro l’anno. 30 miliardi, di questi 115, vanno in profitto. Cioè nelle tasche di investitori privati o in sprechi, maneggi e ruberie delle strutture così dette pubbliche. 30 miliardi all’anno è una manovra finanziaria. Con 30 miliardi all’anno si potrebbe investire in ricerca, strutture, in stipendi per i nostri infermieri, per esempio, che lavorano con grande passione e nella maggior parte dei casi guadagnano stipendi da fame. Si potrebbero investire. I soldi sono lì. Basta non rubarli. Basta non prenderli.

La sanità che ha dentro il profitto è una cosa che ci danneggia tutti. Perché prima o poi tutti quanti avremmo bisogni di cure mediche.

Io non farei nessuna nuova convenzione tra pubblico privato. E a scadenza non rinnoverei nessuna delle convenzioni esistenti. Il privato vuole fare il privato. Lo faccia. Ma con i soldi suoi. Perché il privato deve fare il privato con i soldi del pubblico”.

GINO STRADA

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Taranto, Gino Strada pronto a gestire un nuovo ospedale modello Emergency

5 Mag

aem-03-gino-stradaIl suo nome era stato fatto anche come ministro della Sanità. E lui in tv aveva anche accennato a un possibile programma: abolire la sanità privata. “Sarei ministro solo della sanità pubblica”, aveva sottolineato ospite da Santoro. Ma Gino strada, fondatore di Emergency, accoglie ora con favore la proposta che gli è stata avanzata dal comitato ‘Taranto Futura’ di gestire il nuovo ospedale ‘San Cataldo’ di Taranto, il cui progetto è stato approvato dalla Regione Puglia. Un progetto nato sotto la mala stella del San Raffaele, ma che dopo aver tagliato i legami con la fondazione milanese di don Verzé andrebbe a rappresentare un centro di eccelenza per un territorio martoriato dai veleni dell’Ilva.

L’annuncio arriva da Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino. Il Comitato ‘Taranto futura’, che chiede di costruire l’ospedale nella zona ‘Taranto 2’ per realizzare la Cittadella della sanità, presenterà ora la proposta al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Strada, che aveva già manifestato la volontà di aprire anche in Italia strutture sanitarie con le caratteristiche degli ospedali ‘Emergency’, ha risposto a ‘Taranto Futura’ con una lettera arrivata qualche giorno fa.

Quella di gestire il nuovo ospedale di Taranto, Strada la considera una possibilità “nella quale crediamo e che potrebbe divenire realtà in un prossimo futuro”. “Sarebbe – scrive il presidente di Emergency – innanzitutto un ospedale dei cittadini, dei pazienti, di chiunque abbia bisogno di cure, dove potremmo dimostrare di saper curare anche la malattia che ha colpito la nostra sanità: il profitto”.

Fonte: bari.repubblica.it

Articolo tratto da: bari.repubblica.it