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Se anche gli Stati Uniti tagliano 450 miliardi alle spese militari

6 Gen

Quando si fa un investimento non si sa mai come va a finire. Si può avere successo, ma si può anche rischiare di perdere il tutto. Non sempre. Chi investe nella guerra, ha già perso il suo business investito. Alcuni lo hanno capito, altri lo hanno capito a metà, altri non l’hanno ancora capito e infine c’è chi l’ha capito e vuole farlo capire, ma viene ignorato. Sul web impazza la protesta contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35, che costano ben 18 miliardi di euro. Le associazioni pacifiste, come Emergency, si mobilitano. Partiti, come l’Italia dei Valori, premono. Tutti vengono ignorati. Il governo prosegue per la sua strada. I caccia si comprano e basta. Punto.

C’è chi invece, come gli Stati Uniti, che sono una delle potenze militari più grandi, se non la prima, hanno deciso di ridurre gli investimenti nelle armi e nella guerra, per un risparmio complessivo di 450 miliardi. Ad annunciarlo è stato lo stesso Obama insieme al ministro della difesa Panetta, in un incontro con i giornalisti al Pentagono. Ha spiegato il Presidente americano che i tagli non riguarderanno soltanto gli armamenti e che faranno un esercito più “snello”, ma anche l’arsenale nucleare, che sarà diminuito notevolmente.

Insomma, la scelta più sensata. La crisi non deve essere risolta sulle spalle dei lavoratori. Si può benissimo decidere di ridurre le spese militari. Un modo efficiente per combattere il crac finanziario e, soprattutto, si evitano di fare danni all’umanità.

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L’art. 18 non si tocca. La fiducia all’Europa? Riduciamo i vitalizi parlamentari e niente F35.

4 Gen

La crisi c’è. E’ vero. Ma la colpa non è di certo dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. E soltanto il pensiero della modifica, è l’ennesima prova che a pagare le conseguenza delle manovre finanziarie sono sempre gli stessi, i lavoratori. Monti si giustifica dicendo che la richiesta arriva direttamente dall’Europa e lui, con il suo governo, non può fare sconti a nessuno. Come scrive Roberto Mania su La Repubblica, Monti sostiene: “Il nostro problema centrale è il deficit di credibilità”. “Altrimenti – aggiunge – lo spread non calerà mai”. Insomma, bisogna modificare l’articolo 18 che oggi tutela i lavoratori per una questione di credibilità? E’ questo l’unico modo? Io credo di no. Si può benissimo provare che la credibilità all’Europa può essere data in maniera diversa. Il popolo del web si ribella su facebook, sottolineando l’inutilità dei 131 caccia bombardieri F35. Tagliamo questa spesa folle. Altro che credibilità. Abbiamo fatto così una seconda manovra economica da ben 18 miliardi di euro. Proprio ieri su tutti i giornali apparivano articoli sugli stipendi dei parlamentari italiani, che sembrano essere quelli più alti in Europa, con retribuzioni che superano 16mila euro lordi mensili. Tagliare lì, anziché toccare l’articolo 18. Sarebbe, prima di tutto una bella risposta all’Europa sul piano della fiducia, e seconda cosa sarebbe “il buon esempio”. A vedere, poi, come lo spread scenderà.

F35, i caccia “d’oro”.

29 Dic

A cosa ci servono tutte queste armi non lo sa nessuno. Neanche se dovessimo intraprendere una quarta guerra mondiale su Giove! L’Italia è l’ottavo Paese al mondo per spese militari. Visto che siamo in una situazione di crisi, si potrebbero rivedere alcune spese inutili, come l’acquisto dei 131 caccia bombardieri F35.

Gli F35 costano all’Italia ben 18 miliardi di euro. Insomma più o meno quanto tutta la manovra di Monti. Siccome ogni spesa viene effettuata con una testa, ci viene automatico chiedeci, a cosa ci servono 131 cacciabombardieri? A niente. Era molto meglio tagliare qui, anziché colpire i lavoratori.

Seconda cosa, come ha notato Massimo Donadi sul suo blog, l’acquisto dei caccia F35 è una truffa. “Si tratta di un aereo inaffidabile, che non funziona come dorebbe e che avrà bisogno di continui interventi per svolgere i propri compiti”, ha scritto. Insomma spendiamo un mare di soldi per aerei che non funzionano neanche bene.